Intervista e testo Procap Grafica Eugen Fleckenstein, Procap
Per raggiungere questo obiettivo è necessario passare da strutture e istituzioni separate a una società inclusiva a tutti i livelli. L’iniziativa rivendica inoltre, entro i limiti della proporzionalità, il diritto alle necessarie misure di sostegno e di adeguamento, in particolare all’assistenza personale e tecnica nonché alla libera scelta della modalità di alloggio e del luogo in cui abitare. Il Consiglio federale ha proposto un controprogetto indiretto all’iniziativa per l’inclusione. Tale controprogetto è costituito da una nuova legge quadro sulla promozione dell’inclusione delle persone con disabilità (legge sull’inclusione) e da una revisione parziale della legge federale sull’assicurazione per l’invalidità (LAI).
Il controprogetto del Consiglio federale è fortemente criticato perché non propone misure sufficienti e non rappresenta una vera e propria alternativa all’iniziativa per l’inclusione. Accanto a numerose organizzazioni del settore e ad associazioni di e per persone in situazione di disabilità, anche la Conferenza svizzera delle direttrici e dei direttori cantonali delle opere sociali (CDOS) e diversi Cantoni si sono opposti al controprogetto del Consiglio federale, chiedendo una legge sull’inclusione efficace, che getti le basi per costruire un futuro inclusivo. Per riuscire nell’intento occorre rivedere interamente l’attuale controprogetto.
Lo scorso autunno, Procap Svizzera, l’organizzazione mantello Inclusion Handicap e altre associazioni a favore delle persone con disabilità e delle persone anziane hanno inoltrato le loro richieste per la revisione del controprogetto nell’ambito della procedura di consultazione.
In primavera, alcune organizzazioni, tra cui Procap, hanno avuto inoltre la possibilità di sottoporre direttamente alla Commissione della scienza, dell’educazione e della cultura del Consiglio nazionale (CSEC-N) le proprie proposte concrete di miglioramento, in vista del dibattito parlamentare.
Per approfondire l’argomento, abbiamo incontrato Anna Pestalozzi e Florian Eberhard, responsabile e viceresponsabile della politica sociale di Procap Svizzera.
Il controprogetto del Consiglio federale è stato molto criticato per la sua formulazione non vincolante e vaga. In che misura esso disattende le rivendicazioni principali dell’iniziativa per l’inclusione?
Anna Pestalozzi: Dal nostro punto di vista, il controprogetto nella sua forma attuale non fornisce una risposta adeguata all’iniziativa per l’inclusione. L’iniziativa chiede l’uguaglianza giuridica e di fatto delle persone con disabilità in tutti gli ambiti della vita, in particolare per quanto riguarda la libera scelta della modalità di alloggio e del luogo in cui abitare e la relativa assistenza.
Florian Eberhard: Il controprogetto del Consiglio federale rimane troppo sul vago. Non prevede sufficienti diritti sul piano legale e quasi nessun diritto concreto alle prestazioni. Le persone con disabilità non hanno bisogno solo di obiettivi sulla carta, hanno bisogno di miglioramenti tangibili nella vita di tutti i giorni: in materia di alloggio, di prestazioni assistenziali, di lavoro, di formazione e di partecipazione sociale. Sono tutti ambiti in cui a nostro avviso il controprogetto è carente.
Il controprogetto è carente soprattutto sull’abitare autodeterminato. Cosa manca?
Anna Pestalozzi: Manca soprattutto la libertà di scelta vincolante. Le persone con disabilità devono poter scegliere veramente dove e come vivere. Oggi per molte persone non è così. In tanti casi, chi ha bisogno di assistenza non può decidere autonomamente dove abitare, ma deve conformarsi alle disponibilità di finanziamento e di strutture.
Cosa servirebbe concretamente?
Florian Eberhard: Dal nostro punto di vista serve un impegno chiaro di Confederazione e Cantoni ad attuare, in tempo utile, il principio della libera scelta della forma abitativa e del luogo in cui abitare. Al riguardo è necessario prevedere sufficienti prestazioni assistenziali, stabilire il finanziamento di forme abitative protette e incentrate sulla persona e fissare competenze vincolanti. L’autodeterminazione in materia d’alloggio non può dipendere dal Cantone di domicilio, dal contesto istituzionale o da una serie di coincidenze. E il peggio è che il Consiglio federale non ha inserito questo importante miglioramento nel controprogetto, anche se il Parlamento lo aveva già richiesto a larga maggioranza.
Nell’attuale controprogetto le prestazioni assistenziali restano limitate. Come mai e quali modifiche sarebbero necessarie in questo senso?
Anna Pestalozzi: Oggi il contributo per l’assistenza dell’AI viene concesso solo a 5000 persone circa, ma il fabbisogno effettivo è molto più ampio. Le prestazioni assistenziali sono un presupposto fondamentale per consentire alle persone con disabilità l’autodeterminazione in materia di alloggio, lavoro e partecipazione alla vita sociale. Lo sviluppo dell'assistenza è una rivendicazione cruciale dell’iniziativa, perché consente a molte persone in situazione di disabilità di autodeterminarsi in tutti gli ambiti della vita ed è la chiave per raggiungere l’uguaglianza di fatto. Ma al momento il diritto all’assistenza è disciplinato in modo troppo restrittivo.
L’attuale controprogetto migliora solo parzialmente l’accesso all’assistenza, in particolare per le persone con disabilità cognitive. Questo miglioramento è sicuramente importante, ma non è sufficiente. Chiediamo che il contributo per l’assistenza sia reso più accessibile e risponda ai bisogni reali, in particolare per promuovere l’accesso al mercato del lavoro.
Florian Eberhard: Serve inoltre maggiore libertà di scelta nell’organizzare l’assistenza. In determinate situazioni dovrebbe essere possibile fare in modo che anche i familiari stretti siano autorizzati a fornire prestazioni assistenziali, ad esempio quando sarebbe la soluzione ottimale o quando non vi sono alternative valide. Per noi è fondamentale che l’assistenza si basi sul bisogno effettivo e sulla possibilità di condurre una vita autodeterminata.
Anche l’integrazione nel mercato del lavoro primario è considerata insufficiente. Cosa non funziona al momento, da un punto di vista strutturale e sociale?
Anna Pestalozzi: Molte persone con disabilità desiderano lavorare e ne avrebbero la capacità se le condizioni quadro fossero adeguate. Nella realtà, tuttavia, continuano a scontrarsi con numerosi ostacoli: mancanza di accessibilità, incertezze da parte dei datori di lavoro, pregiudizi, sostegno insufficiente sul posto di lavoro e un accompagnamento a lungo termine troppo limitato.
Non è sufficiente inserire le persone una volta per tutte in una realtà professionale e poi abbandonarle a loro stesse insieme ai loro datori di lavoro. Bisogna predisporre un supporto a lungo termine per garantire la stabilità delle condizioni lavorative. Per noi sarebbe fondamentale anche sviluppare misure di impiego assistito secondo il modello del job coaching, in modo da accompagnare le persone non solo durante la ricerca del lavoro, ma di affiancare loro e il loro datore di lavoro anche nella quotidianità professionale.
Florian Eberhard: Il lavoro ha anche una valenza sociale. Spesso viene ancora concepito in modo estremamente normativo: a tempo pieno, lineare, senza necessità di supporto. Un mondo del lavoro inclusivo deve aprirsi a profili di rendimento diversi, a modelli di lavoro a tempo parziale, a forme di sostegno flessibili e ad adeguamenti ad hoc.
A fine aprile Procap è stata sentita dalla Commissione della scienza, dell’educazione
e della cultura del Consiglio nazionale (CSEC-N). Com’è andata?
Anna Pestalozzi: Ovviamente non possiamo esprimerci sulle deliberazioni della Commissione, perché sono confidenziali. Possiamo però affermare che è stato molto importante parteciparvi. I membri della Commissione hanno dimostrato grande interesse per l’argomento.
È di dominio pubblico che in aprile la CSEC-N è entrata in materia sul controprogetto. Ha sentito vari attori, tra cui Procap – e ha conferito all’Amministrazione una dozzina di mandati al fine di verificare l’impatto di diverse misure e in particolare di aspetti legati al lavoro, alla formazione e all’alloggio. Ha inoltre deciso di integrare nel controprogetto le misure della prevista revisione della legge sui disabili (LDis).
Ci sono stati degli sviluppi dopo l’incontro?
Florian Eberhard: A maggio, la CSEC-N ha avviato l’esame dettagliato del progetto. La commissione ha proposto di inserirvi un riferimento esplicito alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (CDPD), di precisare alcuni elementi della strategia nazionale e di consentire la realizzazione di progetti pilota nell’ambito di tale strategia. Sono piccoli passi avanti, che tuttavia non cambiano nulla al problema della persistente mancanza di misure vincolanti che apportino dei cambiamenti veri e propri nella vita quotidiana delle persone con disabilità.
Quali sarebbero queste misure?
Florian Eberhard: In primo luogo, in materia di alloggio serve un’attuazione vincolante della mozione sulla LIPIn1, con indicazioni chiare circa le scadenze, le competenze e il finanziamento. Le persone in situazione di disabilità hanno il diritto di poter scegliere liberamente il proprio alloggio e non devono accontentarsi di una dichiarazione d’intenti.
Secondariamente serve un migliore accesso alle prestazioni assistenziali: meno ostacoli, approcci realistici, ore di assistenza sufficienti e un’attenzione alla partecipazione, non solo una presa a carico ridotta ai minimi termini.
In terzo luogo è necessario un migliore supporto nel mercato del lavoro primario, con soluzioni come il job coaching a lungo termine, un sostegno concreto per i datori di lavoro e l’accessibilità sistematica sul posto di lavoro.
Infine, occorre rivedere sistematicamente gli atti normativi vigenti alla luce della Convenzione dell’ONU sui diritti delle persone con disabilità. L’inclusione non può essere relegata a una legge quadro, ma dev’essere attuata in tutti i principali ambiti della vita: alloggio, lavoro, formazione, mobilità, tempo libero, partecipazione politica e accesso ai servizi.
Quali saranno le prossime tappe?
Anna Pestalozzi: Le deliberazioni della CSEC-N si sono concluse il 13 e 14 agosto. La palla passa ora al Consiglio nazionale che, secondo il calendario attuale, dovrebbe occuparsi del dossier durante la sessione autunnale. Per noi, i lavori parlamentari che si aprono ora sono determinanti. Il controprogetto può e deve ancora essere migliorato. È necessario garantire diritti vincolanti e misure di sostegno concrete, capaci di apportare miglioramenti tangibili alla vita quotidiana delle persone con disabilità.





