A 16 anni ho avuto un ultimo episodio di otite particolarmente intenso, dopodiché per anni sono stata bene.
Il mio timpano tuttavia era danneggiato e pieno di cicatrici, così, all’età di 18 anni, l’otorinolaringoiatra mi ha accennato per la prima volta a un apparecchio acustico.
Se con il cuore dicevo di no, con la ragione intuivo che senza apparecchio acustico sarebbe stato difficile concretizzare il mio progetto di studiare storia all’università. Con il tempo, e con un po’ di aiuto dei miei genitori, la ragione ha avuto la meglio sul cuore. Così, nonostante qualche esitazione, ho consultato un audioprotesista.
Quello è stato l’inizio del mio «viaggio alla ricerca dell’udito». Mi ci è voluto molto tempo per accettare il mio primo apparecchio acustico. Il secondo è arrivato 10 anni più tardi e dopo un infarto dell’orecchio ho sviluppato una grave sordità.
Ne ho risentito nella vita quotidiana. Per un anno ho lottato con me stessa, convinta di poter risolvere il problema da sola. Ma poi non ce l’ho più fatta e fortunatamente ho trovato il sostegno adeguato per riuscire ad accettare la mia disabilità uditiva.
Da 6 anni conduco con grande entusiasmo dei laboratori di sensibilizzazione per Procap Svizzera, lavoro come assistente e responsabile di corsi per Pro Infirmis e nel maggio di quest’anno ho fondato una ditta individuale.
Come persona in situazione di disabilità (uditiva), ho imparato a porre al centro l’individuo che si cela dietro la disabilità. Non ho mai permesso che la mia limitazione mi impedisse di fare ciò che desideravo davvero. Così, da alcuni anni canto in due cori femminili.




